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27 Ottobre 2006 00:15 Nome: PRIMO BERARDI
TARDA PRIMAVERA A PALLAGORIO.
C'era un gioco che facevan i ragazzi
con un barattolo, e poi corse e grida;
c'era una piazza che aveva gli alberi in fiore a primavera,
e i ragazzi ne succhiavan l'umore:
non conoscevo altro e mi bastava.
12/07/2006 18.17.40

27 Ottobre 2006 00:10 Nome: enzo email: vevince@gmail.com
Tuttu n'tunno a nu cavallo
s'appiccicano e si mpacchiano nu centenaro
i musche e chilla cuda longa longa chi para nu staffilo
si mova lentamente pi ri fare jre via
ma nu muscuno ranno che para chissu
u capo gironzola tranquillo subbra u gruppune suo.Si passa pò na ciuccia,
simbrattano cuntente parranno i chisso e chillo lassanno pi nnu pocu l'animali suli.
U ciuccio e ru cavallu,i donaturi i sangue,
si sentano smarriti,cercanno ccuru sguardo tutti i muscuni sui,
che pò chiù tardi,finiti i cummenevole
ritornano tranquilli subbra i gruppuni sui.
italia - genova,01/03/2006 21.39.26

27 Ottobre 2006 00:03 Nome: elisabetta ZICCARELLI email: canapone@tiscali.it
A Rosetta.
Chi non ha bisogno di parole, quelle che vorremmo sentire! Ma ascolta le parole di sempre, distratte dai tuoi bisogni e comincerai a sentirle.
scalea,28/04/2004 22.05.09

27 Ottobre 2006 00:02 Nome: eco
IL RESPIRO NON SERVE

Innamorarsi di una donna,
come non innamorarsi del suo paese,
Puheriu;
sterile e maledetta,
la via dell'inferno,
intima e traparente;
col cuore sei legato,
il respiro non serve.
bologna,24/03/2004 4.26.40

27 Ottobre 2006 00:01 Nome: ANITA email: anitasciano@yahoo.it
Un'idea che non sia pericolosa non è degna di chiamarsi idea. Oscar Wilde p.s. Fort sei ì meglio!!!!
italia - prato (of cours),12/12/2003 21.39.14

27 Ottobre 2006 00:00 Nome: Davide Riccio email: theysay@jumpy.it
L’INCENDIO (Backfiring)

E credevo
che mai più mi sarei innamorato
in salvo ormai per sempre da altro fuoco doloroso
mentre invece il tempo continuava
a posare nel profondo della boscaglia la polvere di carbone
delle foglie cadute e dei legni morti
trasmutati
come pensieri scacciati
ed altre dimenticate parti.

Poi capita il fulmine,
l’autocombustione.
Ma come si fa intenso il piacere nella colpa
e quanta vita più umana vi si porta,
è più spesso colpevolmente
che tutto lo strato accumulato e fomite s’infiamma,
e il fuoco divampa, s’accresce,
da una cima all’altra si propaga,
e la passione che soffocammo,
lasciata in segreto divenire più tossica,
ora si spande per l’aria che soffoca.

Il vento si alza
s’incunea s’incanala
trascina scintille e tizzoni:
arde la foresta vecchia
più di quella che spesso s’incendia.
Che bruci allora fino in fondo quel che deve bruciare,
che deve rinnovarsi.
Delimitando però i danni col controfuoco
del disprezzo per chi il fuoco appiccava
e già se ne andava.
Italia - Torino,21/08/2003 22.10.13
26 Ottobre 2006 23:59 Nome: Badolato Domenico email: mimmobadolato@tiscali.it www: http://web.tiscali.it/mimmobadolato/
Cc'à nta sta terra !….


Cc'à nta sta terra !….
Cc'à, nta sta terra vogghju tornara,
‘Stu sula stu mara on pozzu scordara,
Cca nta sta terra vogghju tornara.

Ammenzu a la timpa a ficara e l'olivara,
Si godunu nzema scurrira a fhjumara,
E sutta stu sula << cerasu de mara >>,
Vicinu a chist'occhj na varca passava.

‘U sula cocìa ‘u ventu hiuhhiava,
E de luntanu ‘na varca passava,
Cca si sentìa l'addura do mara,
‘U calura de ggenti,<<cchi sozizza nostrala!>>

E da muntagni chist'occhj a guardara,
Canniti ingialliti, a ficundianara,
E sutta ‘sti timpi cchi vannu a calara,
Ccu fhjuri a la cima ‘u mara vasara.

‘U sula cocìa ‘u ventu hiuhhiava,
Cca c'era a festa on mi fara penzara,
Nta tutti i paisi guardando ‘e luntanu:
Chi botti pp’a festa ! u cielu brillava.

E quantu cipuddhi mpenduti a lu muru,
Macari a lu cantu na capu d’agghju,
Nde su pipareddhu m’e vidi a lu scuru!
Chjantati nte grasti, cchi pasta ccu sucu !

Cca nta sta terra vogghiu tornara ,
Stu sula stun mara ‘on pozzu scordara,
Cca nta sta terra vogghju tornara.

Mimmo Badolato 20-7-03 Milano
italia - milano,24/07/2003 8.21.36

26 Ottobre 2006 23:58 Nome: Davide Riccio email: theysay@jumpy.it
2.

Di nuovo la barba mi si è fatta incolta
a conferirmi l’aspetto trascurato
(pars pro toto)
di un avulso intellettuale di sinistra.

Io mi rado circa ogni tre giorni,
in modo che sia
un omologarsi mai del tutto
al bello e buono
di faccia così com’è
e così com’è si mostri
e viceversa.
Mantengo il dubbio e la pluralità.

Mi rado le guance e il mento
e la gola e il baffo,
senza più compiuta virilità antica
degli eroi, degli dei e dei re,
in decadenza vanitosa di Creta minoica
Roma e Bisanzio.

Levigo la ruvidezza
per un bacio ben dato
se capiti al bendato Cupìdo
di coglierci entrambi.

Radersi
costringe allo specchio
di un camerino
dove mi spalmo schiuma da barba
come il bianco cerone del clown
prima della clownerie,
la pubblica performance,
in tristezza riflessiva ormai vuota.

Sarà una rasatura accurata,
da glabro manager vincente,
il radi e getta
muoverò con mani d’artista,
e per ultimi ritocchi
la matita emostatica,
poi la muschiata frescante
lozione del dopobarba.

Ugualmente però non raderò
i peli neri delle parole
da pagine che bianche non so lasciare,
anzi coltivandovi barbe
sempre più lunghe, fitte e nasconditrici.


(Diritti riservati)
Italia - Torino,16/06/2003 23.07.31

26 Ottobre 2006 23:57 Nome: Andrea email: plettro73@yahoo.it
Al pensiero degli uomini rimango indifferente
mentre mi lancio per le strade contro corrente
non so cosa rincorro,forse la follia
di viaggiare da solo immerso nella mia malattia

Mi fermo davanti ad una vetrina
sc***o il dolce viso di una bambina
che mi guarda stupita con gli occhioni spalancati
contro i miei, che riflettono i giorni perduti

Mi sovviene il pensiero di me bambino
quando i capelli erano ancora biondi e non conoscevo il mio destino
avevo voglia di baciare quel piccolo fiore
pensando potesse vincere in me il mio dolore

Le nostre mani erano incollate al vetro
e non ci importava cosa pensasse chi stesse dietro
quella bambina aveva capito il sentir mio
quel dolce fiore era il segno della presenza di Dio

Solo il vetro poteva separarci
forse nessuno poteva capirci
le mie mani scivolavano in segno di arresa
non riuscivo a nonostante la mia volontà a far presa

Lei sorrise da dietro e mi dette un bacio con la manina
così piccola e tenera da rendermi felice quella mattina
qualcuno si era fermato a guardare
chi divertito,chi stupito, ma non poteva sapere

Tornai indietro nel senso opposto
mentre tenevo il bacio nella tasca nascosto
seguivo adesso il fluire naturale della gente
mi sentivo in sintonia con l'equilibrio della mia mente
italia - Brescia,27/03/2003 20.59.53

26 Ottobre 2006 23:56 Nome: Davide Riccio email: driccio@jumpy.it
SUI PATTINI IN LINEA

A muovermi e frenare, a pattinare
in equilibrio dinamico imparo;
semmai annaspare e ridere o cadere.

La risultante di forze applicate
e il momento rispetto ad ogni punto
risultante si annullano, si equilibrano.

Si annulla ed equilibra in ciascun istante
quel che conquisto, poi che di vivere
ho sempre meno il tempo; ma vi spero

che infine tutto e questo anche concorrano
a rendere migliore la mia essenza.
Italia - Torino,03/02/2003 22.23.44

26 Ottobre 2006 23:55 Nome: Ikosakki email: ikosakki@virgilio.it
Ti cerco in ogni viso
nei fiori vedo te
...e sempre ti ritrovo nei sogni
accanto a me!
Italia - Cyberia Sottana,16/10/2002 15.57.44

26 Ottobre 2006 23:54 Nome: EUFRASIA GIUDICISSI email: lgambardella@libero.it
VANO IL TENTATIVO LORO....DI RAGGIUNGERTI
Delusi,
ma grati
di poterne custodire
nell’estasi del giorno,
nel delirio della notte,
il segreto.
Pallagorio,30/09/2002 18.41.13

 
 
 
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